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Ancelotti aveva detto due cose alla vigilia: ci vuole coraggio e bisogna difendersi bene. Il coraggio non c’è stato, se non quando con la forza della disperazione gli azzurri si sono lanciati in avanti alla ricerca del gol che avrebbe cambiato del tutto le prospettive della gara di ritorno. Ad essere sinceri il Napoli non si è neanche difeso bene.

Troppo passivo, ha preferito in molte circostanze difendere la porta e non difendere sull’uomo. E’ andata quasi sempre bene, ma il secondo gol dei Gunners è arrivato proprio con una deviazione di Koulibaly su un tiro destinato a finire lontano dai pali di Meret.

Il doppio vantaggio a favore dei padroni di casa ci sta tutto, anche se magari sarebbe stato più giusto un 3-1, magari anche un 4-2 finale. Ma questo è il risultato, inutile stare a recriminare. Il discorso non si chiude qui, sia ben chiaro. Il 2-0 è pesante, ma non impossibile da rimediare. Anche perché la squadra di Emery, schiacciasassi in casa, lontano dall’Emirates le ha prese quasi ovunque. Ma servirebbe un Napoli molto più diverso da quello di stasera. Un Napoli cinico, preciso, calcolatore. Soprattutto freddo al punto da evitare rischi inutili. Servirà al San Paolo la partita perfetta.

Chiaramente è presto per i processi, sia ben chiaro. Ma qualcosa possiamo anche iniziare a dirla. Nessuno si aspettava che il Napoli ripetesse la partita di Parigi, ma qualcosa in più era lecito. Soprattutto era lecito attendersi maggiore personalità. In fin dei conti in panchina c’è il tecnico più vincente di sempre nei tornei Uefa. Ed i giocatori azzurri ormai hanno anche esperienza internazionale. Non tutti a dire il vero. E difatti alcuni errori sono arrivati proprio da quelli che sono meno avvezzi a giocare questo tipo di partita. Fabian Ruiz soprattutto è stato autore di una prestazione decisamente al di sotto delle sue possibilità. Soprattutto più passano le giornate e più ci si rende conto che il ruolo di regista almeno per il momento non è cosa sua. Magari tra qualche anno, quando avrà esperienza necessaria potrebbe riprovarci. Per adesso non ci siamo proprio. E qui c’è ancora da maledire la decisione di aver ceduto Hamsik a febbraio, senza averlo sostituito.

Al ritorno sarà tutto un altro tipo di gara, ovvio. Il Napoli potrà anche farcela. Del resto nel 1989, l’anno in cui si vince la Coppa Uefa, all’andata Maradona e soci persero 2-0 in casa della Juve. Sappiamo come andò a finire.

Piuttosto c’è da dire che è una follia pensare di poter giocare adesso con lo stesso tipo di possesso palla di marca sarriana. In difesa il Napoli muoveva la palla con Reina e Albiol. In mezzo al campo i palloni passavano tutti tra i piedi di Jorginho e Hamsik. Oggi non c’è nessuno di questi. Ovvio che si fa fatica a giocare in un certo modo. I gol sono arrivati tutti e due per palle perse in modo stupido. Forse è il caso di ripensare a questa cosa.

Ma ripetiamo: non è questo il momento dei processi. Certo i capi di imputazione aumentano. Contro la società senza dubbio, ma anche contro chi, senza apparentemente muovere foglia, ha avallato le mosse della stessa.