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Insigne e Raiola come De Niro e Meryl Streep in Innamorarsi? La locandina dipinta da Luca Mainolfi della pagina “Ass & mazz” mi porta a scrutare le loro vite.

Li immagino dapprima incontrarsi fortuitamente, poi volontariamente nel treno che da Fratta porta verso la Stazione Centrale.

Un caffè a Piazza Garibaldi, una sfogliatella da Attanasio.

I sorrisi, la complicità, la tachicardia.

Insigne con il tempo non fa caso manco più al sovrappeso di Raiola e inizia a notare tutti i difetti di Aurelio: l’accento romano, il ghigno beffardo, il calembour sempre piccato.

Si tocca la fascia di capitano e contemporaneamente pensa a quando con Mino mangiò triglie int’a Pignasecca…

“Vieni via con me, ti porto a Houston”, gli dice Mino con accento mezzo sarnese mezzo fiammingo, Lorenzo ha gli occhi lucidi, vede il suo Iban crescere ma poi sente un magone, sente la mancanza del Corso Durante…

“Non farai mica come Marek, vero?”, lo guarda spaventato e speranzoso Mino, attende una risposta. “Ti aspetto stasera alle 18 fuori alla Stazione di Sant’Antimo, se il Corso sta bloccato, me ne andrò per Sant’Arpino…”.

Lorenzo è confuso, torna a Castelvolturno, dal vialone delle peripatetiche lo salutano ma lui è immerso nei suoi pensieri.

Arrivato al centro saluta Ugolini chiamandolo Modugno, è evidente che la testa non ci sta.

Sul campo Davide deve richiamarlo più volte, non gli riescono gli stop, nei torelli va spesso in mezzo.

Dopo la doccia chiede a Starace del Sakè.

Tutto gli sembra lontano, non appartenergli più, non sopporterebbe un altro calendario a Natale, un altro cinepanettone al Med…

Ma un dettaglio gela il sangue di Lorenzo.

Vede uscire da una stanza due sceicchi, sente ridere Aurelio, con lui Kalidou e Allan: “Ahò sti sceicchi invece der Piesseggì, nun facevano prima a prenderse er Napule…..” E il Padrone chiosa il concetto con intercalari tipici di Partenope come “Alimortacci”.

La cessione dei compagni di squadra è avvenuta.

Lorenzo vorrebbe andare allo stazione, incontrare Mino, stringerlo o almeno provarci per un’ultima volta.

Ma la voce di prima continua a ridere, un blaterare osceno: “Chiavè (Chiavelli per i non romani) chiamame Lorenzo, se deve annà a fare una comparsa a na pompa de benzina…”.

Non ci saranno partenze nel futuro di Lorenzo, la vita continuerà a scorrere tale e quale, un anno dopo l’altro.

Ci saranno altri Dimaro, altri Cardinale Sepe, altri chinonsaltajuventinoè, altri bufala bufalissima del presidente, altri calendari….

E con gli occhi gonfi torna a casa, mentre Mino a S.Antimo sussulta alla vista di ogni Suv…

 

Marco Bruttapasta