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Doveva essere vecchio, finito, stanco e non più in grado, ma Daniele De Rossi ha smentito ancora una volta tutti. Certo, a 35 anni suonati, il ragazzo di Ostia non è in grado di giocare tutte le partite della stagione, ma quando è in buona forma, DDR è ancora un professore del centrocampo.

“Ha rischiato di smettere. Solo io so quanto ci è mancato, può determinare anche un sistema di gioco per la sua intelligenza tattica. È il mister in campo perché sa trasferire i messaggi che do dalla panchina”. Queste le parole di Eusebio Di Francesco

Fuori Nzonzi e Cristante per squalifica, dentro De Rossi. La Roma non solo non ne ha risentito, ma ne ha guadagnato oggettivamente in termini di gioco e di equilibri.

La prima cosa che salta all’occhio è che De Rossi ha una caratteristica unica nella rosa giallorossa. Oramai da tre lustri a questa parte è il calciatore che va a prendersi il pallone dal portiere, ancor prima dei centrali, gestendolo in maniera sapiente. La squadra ha un punto di riferimento sia in fase difensiva sia di costruzione di gioco. De Rossi ha un senso della posizione straordinario, ma allo stesso tempo ha potenza negli interventi. Con Zaniolo ha dimostrato di trovarsi poi alla perfezione.

Ieri contro il Milan, il suo senso della posizione ha aiutato a tenere la squadra corta, a bloccare i giocatori rossoneri più tecnici e a ripartire in maniera pulita. Nzonzi è un calciatore diverso, che ci mette il fisico, ma De Rossi ha ben altre qualità sia nell’intercettare le linee di passaggio sia nell’impostare.

Manca ancora tantissimo, l’impiego di De Rossi dovrà essere centellinato, ma parliamo di un elemento di qualità a dir poco eccelse che darà un contributo enorme in entrambe le fasi di gioco della Roma.