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La Ligue 1 2018/2019 potrebbe passare agli annali come il campionato meno combattuto di sempre: i 39 punti in 13 giornate conquistati dal PSG e il momentaneo +13 sul Lille prima inseguitrice sembrano infatti una sentenza già scritta.

Quello dei parigini è però un dominio totale, trasversale, costante e destinato a durare (indagini FIFA permettendo).
La testa di ogni classifica è appannaggio della squadra di Tuchel, dalla miglior difesa al miglior attacco, dal possesso alle occasioni create, passando per la precisione dei passaggi per arrivare ai migliori marcatori e assist-men.

Il PSG è quindi, almeno in Francia in grado di imporre il proprio gioco, malgrado sulla carta, visto gli interpreti sia una squadra più verticale la cui vocazione e vero punto di forza (dal mio punto di vista) sia quella di guadagnare un vantaggio posizionale, di tipo qualitativo in campo aperto.

Possibilità che però viene spesso negata, a causa delle scelte remissive in partenza da parte delle avversarie, le quali per limiti sicuramente tecnici (solo OM e OL sembrano avere una rosa di buon livello) ma anche mentali tendono ad abbassare il baricentro e farsi letteralmente schiacciare per ‘90 a differenza per esempio di ciò che accade in Spagna:

La Liga, ciò che non ti aspetti

Ciò che ne risulta è un “non” campionato, e non è una novità visto che degli ultimi 24 trofei assegnati in Francia (Ligue1, Coupe de France, Coupe de la Ligue, Trophée de Champions) ben 22 sono entrati a far parte della bacheca de Les Parisiens.

Volgendo lo sguardo alle altre, le piacevoli sorprese sono veramente poche: sicuramente il Lille, che con i suoi esterni Pepe e Bamba (rispettivamente 8 e 7 goal) esaltati dal 4-2-3-1 sta stupendo.
Partenza leggermente ad handicap per il Lione di Depay (5 goal e 5 assist) ora in netta ripresa, sulla carta unica antagonista del PSG insieme all’Olympique Marseille.
Marsigliesi però che malgrado gli ingenti investimenti sul mercato, e la presenza di talenti del calibro di Thauvin e Payet, supportati dalla presenza di elementi di grande esperienza internazionale, faticano a trovare la quadratura del cerchio soprattutto contro le “big” hanno infatti perso tutti gli scontri contro le dirette concorrenti.

La più grande delusione invece risponde al nome di Monaco, che naviga a vista in zona retrocessione, malgrado l’arrivo in panchina del promettente Henry. Monegaschi che al netto di una rosa teoricamente discreta hanno cambiato troppo nell’ultimo triennio, lasciando partire a peso d’oro giocatori del calibro di Mbappé, Lemar, Bernardo Silva, Fabinho, Bakayoko e tanti altri.

La crisi della Ligue 1 stona ancora di più, se rapportata ai risultati della nazionale maggiore, neo campione mondiale, e delle under 21 e 19, che stanno probabilmente vivendo il periodo più florido della propria storia, non solo a livello di trofei, ma anche e soprattutto in ambito organizzativo e di ricambio generazionale (Centre de Formations).
La nuova generazione di talenti però è migrata verso altre leghe più competitive: Spagna, Inghilterra in primis o il Parco dei Principi, impoverendo e abbassando il livello della Ligue 1.

L’inferioritá nei confronti degli altri campionati europei è confermata anche fuori dal campo di gioco: i diritti TV della Ligue 1 sono infatti i meno costosi, e nelle top 30 squadre per fatturato nel 2016/17 in Europa oltre al PSG (486 mln) troviamo solo molto distaccato l’OL (198,3 mln).
A ribadire di come il divario sia ormai consistente e difficilmente colmabile, sia fra il PSG e il resto delle squadre che fra la Ligue 1 e gli altri campionati, ponendola al di fatto fuori dal gotha europeo, malgrado l’ottimo potenziale.

Nicoló Palmiotta